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FIORE DEL DESERTO n. 2

dal “deserto” italiano!

 

La pioggia

Per chi viene dalla costa arida e desertica dell’Oceano Pacifico, con sullo sfondo montagne secche e  color deserto, è una sorpresa la stessa pioggia con il cielo scuro e minaccioso mentre lampi e tuoni  scuotono  il torpore della notte. Ho cercato di godere di questa pioggia primaverile, vero dono di Dio per la campagna coltivata con una cura sorprendente.

Dall’Africa del Mozambico è venuta in vacanza anche mia sorella suor Dalmazia favorendo vari momenti di intimità familiare, con le famiglie di Ermanna e Rosy. Che bello fare un giro a visitare i parenti sparsi soprattutto nella verde Brianza, senza dimenticare i cimiteri dove riposano i nostri cari e tanti amici

I primissimi ad aspettarmi sono stati i miei coetanei del 1940, compagni di scuola  elementare di Casatenovo Brianza,  rinnovando amicizie dal 1950! Con loro una Messa nella cappella rinnovata del Villaggio Vismara e un pranzo in una cascina che ora ha il nome sonante di “agriturismo”.  Anche qui il pensiero non è mancato per i tanti che già ci aspettano in cielo.

Momento speciale è stato il battesimo di due gemelline, bionde e paffutelle, del ramo Colombo della famiglia. Nel rito ambrosiano, ho immerso la loro testolina nel fonte battesimale, erano proprio belle nei loro sette mesi di vita, ora vita cristiana.

Battesimo in rito ambrosiano

bimbi e gemelle

Chiesa di San Giorgio

Firma del libro "Onde peruviane"

 

 

sotto la pioggia

 

con i coetanei di Casatenovo nella cappella del Villaggio Vismara

 

Messa nella cappella rinnovata del Villaggio Vismara

 

51 amici a cena

 

Parlaci della missione!

Due parrocchie mi hanno invitato: Cologno Monzese e Cerro Maggiore. Con sorpresa degli stessi promotori  c’è stato un numero alto di presenze, con volti conosciuti e facce nuove di chi voleva conoscere quel Don Antonio di cui avevano tanto sentito parlare. Meno male che avevo Suor Dalmazia a farmi da spalla a Cologno, mentre a Cerro ho trovato il sostegno di un video e di due testimonianze dei 21 amici  che avevano appena vissuto la Settimana Santa con me a Huacho. Attrezzatissimi gli organizzatori per piazzare il libro “Onde peruviane” causando una coda per ottenere la mia firma con un pensierino personale. Anche questa è missione.

Sfioro soltanto il tasto delle cene che mi hanno fatto lievitare di peso, mentre la conversazione passava rapidamente dai tempi antichi alle attualità soprattutto a livello personale, con tante gioie e qualche lacrima.

Cerro Maggiore attento

La palma d’oro di queste cene se la meritano 51 uomini e donne che in modo spontaneo hanno voluto rivedermi dopo 40 anni! Che fatica a ritrovare in loro i volti dei ragazzini e delle signorinette del 1974, l’anno in cui sono partito dalla Malpensa per l’Africa, mentre i loro occhi erano pieni di lacrime. Ognuno di loro ha nel cuore ricordi personalissimi e nitidi nei dettagli. Una diceva: “Don,  mi ricordo  di quella volta che ha disegnato alla lavagna la parabola delle dieci Vergini e quando abbiamo presi tutti l’orticaria nei boschi di Regosella”. “Anch’io ho i miei ricordi di quando si andava  alla piscina di Legnano mettendo tutti in subbuglio perché si arrivava con 150 biciclette e sempre si tornava almeno con cinque  biciclette in più, regolarmente rubate al parcheggio degli altri oratori!”

sono cresciuti serenamente

Cerro Maggiore con libri

Cerro Maggiore serata al Centro don Branca

attentissimi

si ricorda

 

incontro con Carmen e Roberto, originari di Huacho

Stefano, Betty e Suor Dalmazia a Cannobio

Betty si sposa a Huacho

Francesco, vieni qui!

Quasi 30 anni che non vedo Roma. Avevo un desiderio grande: vedere Papa Francesco, anche solo per poco tempo. Pochi giorni, ma stupendi. Con il velocissimo treno Frecciarossa in tre ore  volo da Milano a Roma. Il sacerdote huaciano, padre Giovanni Inocente Borja, mi aspetta e  con estrema cortesia mi accompagna. Mercoledì 14 maggio alle ore 7 già sono in Piazza, preceduto da mia sorella Suor Dalmazia. Il tempo passa veloce mentre si sistemano ordinatamente ben 70.000 persone. Quando, alle 9.30, sbuca il Papa e si mette a muoversi qua e là con la papamobile scatta una eccitazione incredibile, con sorrisi stupendi su ogni volto. Papa Francesco lo vedo  a tre metri di distanza, ma quanta gente tra me e lui, tutti come impazziti per toccarlo, filmarlo, vederlo.  Una festa di colori, lingue, cori, compreso il disappunto di un bambino che in piedi a una sedia continuava a gridare a squarciagola: “Francesco, vieni qui, Francesco,  vieni qui!”. Purtroppo il Papa era già lontano.

Alle ore 10 in punto scende il silenzio, parla il Papa sul quarto dono dello Spirito Santo, la fortezza. Scoppia un applauso solo quando egli stacca gli occhi dal testo scritto e dice: “ Ma, pensiamo a quegli uomini, a quelle donne, che conducono una vita difficile, lottano per portare avanti la famiglia, educare i figli: fanno tutto questo perché c’è lo spirito di fortezza che li aiuta”.

Ecco il testo breve e intenso. 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno !

Abbiamo riflettuto nelle scorse catechesi  sui primi tre doni dello Spirito Santo: la sapienzal’intelletto e il consiglio. Oggi pensiamo a quello che fa il Signore: Lui viene sempre a sostenerci nella nostra debolezza e questo lo fa con un dono speciale: il dono della fortezza.

1. C’è una parabola, raccontata da Gesù, che ci aiuta a cogliere l’importanza di questo dono. Un seminatore esce a seminare; non tutto il seme che sparge, però, porta frutto. Quello che finisce sulla strada viene mangiato dagli uccelli; quello che cade sul terreno sassoso o in mezzo ai rovi germoglia, ma viene presto seccato dal sole o soffocato dalle spine. Solo quello che finisce sul terreno buono può crescere e dare frutto. Come Gesù stesso spiega ai suoi discepoli, questo seminatore rappresenta il Padre, che sparge abbondantemente il seme della sua Parola. Il seme, però, si scontra spesso con l’aridità del nostro cuore e, anche quando viene accolto, rischia di rimanere sterile. Con il dono della fortezza, invece, lo Spirito Santo libera il terreno del nostro cuore, lo libera dal torpore, dalle incertezze e da tutti i timori che possono frenarlo, in modo che la Parola del Signore venga messa in pratica, in modo autentico e gioioso. E’ un vero aiuto questo dono della fortezza, ci dà forza, ci libera anche da tanti impedimenti.

2. Ci sono anche dei momenti difficili e delle situazioni estreme in cui il dono della fortezza si manifesta in modo straordinario, esemplare. È il caso di coloro che si trovano ad affrontare esperienze particolarmente dure e dolorose, che sconvolgono la loro vita e quella dei loro cari. La Chiesa risplende della testimonianza di tanti fratelli e sorelle che non hanno esitato a dare la propria vita, pur di rimanere fedeli al Signore e al suo Vangelo. Anche oggi non mancano cristiani che in tante parti del mondo continuano a celebrare e a testimoniare la loro fede, con profonda convinzione e serenità, e resistono anche quando sanno che ciò può comportare un prezzo più alto. Anche noi, tutti noi, conosciamo gente che ha vissuto situazioni difficili, tanti dolori.

giardini vaticani

 Ma, pensiamo a quegli uomini, a quelle donne, che conducono una vita difficile, lottano per portare avanti la famiglia, educare i figli: fanno tutto questo perché c’è lo spirito di fortezza che li aiuta. Quanti uomini e donne - noi non sappiamo i loro nomi - che onorano il nostro popolo, onorano la nostra Chiesa, perché sono forti: forti nel portare avanti la loro vita, la loro famiglia, il loro lavoro, la loro fede. Questi nostri fratelli e sorelle sono santi, santi nel quotidiano, santi nascosti in mezzo a noi: hanno proprio il dono della fortezza per portare avanti il loro dovere di persone, di padri, di madri, di fratelli, di sorelle, di cittadini. Ne abbiamo tanti! Ringraziamo il Signore per questi cristiani che sono di una santità nascosta: è lo Spirito Santo che hanno dentro che li porta avanti! E ci farà bene pensare a questa gente: se loro fanno tutto questo, se loro possono farlo, perché non io? E ci farà bene anche chiedere al Signore che ci dia il dono della fortezza.

Non bisogna pensare che il dono della fortezza sia necessario soltanto in alcune occasioni o situazioni particolari. Questo dono deve costituire la nota di fondo del nostro essere cristiani, nell’ordinarietà della nostra vita quotidiana. Come ho detto, in tutti i giorni della vita quotidiana dobbiamo essere forti, abbiamo bisogno di questa fortezza, per portare avanti la nostra vita, la nostra famiglia, la nostra fede. L’apostolo Paolo ha detto una frase che ci farà bene sentire: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,13).

Quando affrontiamo la vita ordinaria, quando vengono le difficoltà, ricordiamo questo: «Tutto posso in colui che mi dà la forza». Il Signore dà la forza, sempre, non ce la fa mancare. Il Signore non ci prova più di quello che noi possiamo tollerare. Lui è sempre con noi. «Tutto posso in colui che mi dà la forza».

Cari amici, a volte possiamo essere tentati di lasciarci prendere dalla pigrizia o peggio dallo sconforto, soprattutto di fronte alle fatiche e alle prove della vita. In questi casi, non perdiamoci d’animo, invochiamo lo Spirito Santo, perché con il dono della fortezza possa sollevare il nostro cuore e comunicare nuova forza ed entusiasmo alla nostra vita e alla nostra sequela di Gesù.

Saluti: in francese,  inglese,  tedesco, spagnolo,  portoghese,  arabo  e polacco.

Francesco, vieni qui

con Padre Giovanni in P.za San Pietro

sorrisi romani

Una parola per tutti

Con una calma olimpica e una tenerezza incredibile Papa Francesco passa due ore cercando di raggiungere in modo personale il massimo  numero di persone, partendo dagli ammalati per terminare con gli sposi novelli nei loro eleganti abiti di nozze.

È una gioia seguirlo anche se da lontano. Il sole della tiepida primavera aiuta a creare un clima di fraternità, al di là di ogni differenza linguistica o culturale, tutti siamo corpo vivo di una Chiesa viva.

Padre Giovanni si trasforma in fotografo perché vale la pena immortalare quella mattinata entro le braccia del colonnato del Bernini.

Il Cupolone e il Colosseo

La Roma impressa nella mia memoria risale al 1954 quando fu consacrato Vescovo di Milano Monsignor Giovanni Montini, conosciuto poi come Papa Paolo VI. In piazza San Pietro c’era anche mio fratello Giovannino.

Tutta la mattina del giovedì 15 maggio è per la Basilica di San Pietro, dalle catacombe alla cima del Cupolone. Sono solo in mezzo a migliaia di fedeli più turisti che devoti. Rischiando un poco con il mio cuore, con il fiato grosso, riesco a scalare i  300 gradini che mi portano a vedere paesaggi da sogno, i giardini del Vaticano e  tutta la piazza fino in fondo alla via della Conciliazione. Anche la Cappella Sistina è sotto  miei piedi, con una colomba posata leggermente sul tetto dove si colloca il comignolo per la fumata bianca papale. Il tempo è poco, ma sufficiente.
Il Colosseo mi accoglie a braccia aperte, per la mia veneranda età mi offrono un biglietto gratuito valido per due giorni! Non ci sono leoni, non ci sono gladiatori, ma si respira la storia degli antichi romani.
Quanta gente per le strade di Roma, volti belli, distesi, grazie al Papa, agli  imperatori e a mille artisti che l’hanno resa immortale.

Posso tornare a Milano contento.

 

 

Colosseo senza i leoni

turisti al Colosseo

Colosseo

300 gradini per il Cupolone

Un piccolo gesto che fa rumore

 

Grazie a mia nipote Giovanna Maria, giornalista, un piccolo gesto  per rasserenare un amico finisce sul giornale più importante d’Italia, il Corriere della Sera di Milano, il 29 maggio 2014.

 

 l prete che benedice la casa
svaligiata per 19 volte in tre anni

Il sacerdote, chiamato dal proprietario, 72 anni, artigiano in pensione, dopo l’ultima «visita» dei ladri. «Che male c’è? Se serve a rasserenare...»

di Giovanna Maria Fagnani

Questa volta ha capito che i ladri erano tornati a fargli visita - per la diciannovesima volta in tre anni -, perché al risveglio, sulla sedia in camera da letto, non ha trovato più i suoi pantaloni. «I miei calzoni, dove sono finiti i miei calzoni?» ha cominciato a esclamare a gran voce. In cucina, l’amara sorpresa. C’erano i pantaloni, rivoltati e gettati sul pavimento, da qualcuno che, evidentemente, cercava il portafoglio. E anche il resto della casa era in disordine. Chissà quali preziosi pensavano di trovare, i ladri, nella villetta di Carlo V., 72 anni, artigiano in pensione, che abita a Robbiano di Giussano. Invece non c’era nulla da rubare, se non pochi spiccioli.

D’altronde, quella villetta a due piani, con un giardino adibito a orticello, i malviventi l’avevano già visitata 18 volte. E allora, per evitare di arrivare a venti, Carletto ha pensato proprio di aver bisogno di una benedizione. E, così, ha preso il telefono e ha chiamato un amico sacerdote, don Antonio Colombo, 74 anni, già parroco di Seveso, Cologno Monzese e nel quartiere Greco a Milano, oggi responsabile della cattedrale di Huacho, in Perù. Lui e Carletto si sono conosciuti nel 2007, quando entrambi erano ricoverati in ospedale a Giussano e non hanno mai perso i contatti. Il missionario in questi mesi è ospite di familiari a Sedriano, nel Milanese. La richiesta dell’artigiano, che avrebbe fatto inorridire altri sacerdoti, non lo ha stupito. Così, dopo qualche giorno, ha benedetto la villetta di Robbiano.

Perché ha accettato? «Per amicizia e poi, se la cosa può aiutare a rasserenare, perché non farlo? - spiega il sacerdote -. In Perù, dove vivo, queste richieste sono molto comuni, soprattutto per festeggiare l’arrivo di una bella novità. Per questo mi è capitato di benedire tanti nuovi negozi e perfino una discoteca. È costume anche far benedire i propri animali domestici. Quando ero missionario in Zambia, invece, mi hanno chiesto di benedire tutte le aule di una scuola. I bambini avevano paura e non volevano più entrarci, perché pensavano che si sarebbero ammalati di malaria, come un’alunna che la frequentava». E Carletto? «Ha ancora un po’ di capogiri perché i ladri hanno usato uno spray per addormentarlo e deve aggiustare la finestra della cucina che è stata forzata». Per un mobiliere come lui sarà un gioco da ragazzi.

 

sono in fiore i cactus della mamma

Carletto 

Uno stop dopo 48 volte.

 

Articolo pubblicato il 11 giugno 2014 da Graziano Masperi  su SETTEGIORNI, pagina di Sedriano

Donare il sangue fa bene.

Sedriano, la testimonianza di Don Antonio Colombo: “Donare sangue all’AVIS mi ha salvato la vita”

 

L’altra mattina a Sedriano si celebrava la festa dell’Avis e si è svolta la tradizionale sfilata con la banda, poi la Messa e alla fine la consegna delle medaglie ai donatori, nella sede dell’associazione.

La messa è stata celebrata da Don Antonio Colombo, 74 anni, missionario in Perù da 7 anni (e già parroco a Seveso, Cologno Monzese, Milano e coadiutore a Cerro Maggiore), che, durante la Messa ha raccontato un aneddoto. “Donare il sangue mi ha salvato la vita, nel vero senso della parola – ha detto il sacerdote- Ho cominciato da giovane con l’Avis e l’ho donato in tutto 48 volte. Anche all’estero, a Londra e due volte in Africa. Poi ai controlli prima della  49ma, i medici mi hanno detto che il cuore aveva un problema e infatti pochi mesi dopo sono stato operato a Niguarda e mi hanno messo i by pass”.

Proprio per questa sua testimonianza, a sorpresa, durante la premiazione, il presidente dell’Avis Magenta Antonio Mereghetti ha deciso di consegnare a Don Antonio la medaglia delle 50 donazioni. “La desideravo moltissimo, sono davvero felice” ha detto don Antonio, che ha poi raccontato che in Perù il sangue va “pagato”. E se chi deve essere sottoposto a un’operazione non se lo può permettere, rischia di morire.

Durante la cerimonia di premiazione sono state consegnate diverse medaglie, tra cui quella d’oro da 50 donazioni a Raffaella Priante e poi la medaglia da 35 donazioni a Christian Pasqualini e a Luca Ruotolo, ex consigliere comunale.

 

Avis di Sedriano

Prove generali del 50°

·       Martedì 6 maggio ritorno al luogo di partenza, il Seminario di Venegono, per la festa dei Fiori, quelli freschi del 2014, quelli che hanno 25, 50, 60, 65 e anche 75 anni di fioritura sacerdotale. Passo due minuti di cordialità con il Cardinale Angelo Scola, al mio primo incontro. Sempre interessanti ritrovarci come compagni di classe, sotto la sigla “Luci 64”. Eravamo  in 75 in Duomo il 27 giugno 1964, ora il numero è sceso a 58.

Seminario di Venegono, festa dei fiori con il Card. Scola

·      La prima prova giubilare è nella parrocchia di San Martino in Greco nella piccola e storica chiesa, piena di volti conosciuti con cui ho condiviso 11 anni di cammino. Grazie.

Parrocchia di San Martino in Greco -Milano

·     La seconda prova è stata a Seveso Altopiano, sentendomi ancora avvolto dal calore delle famiglie che ho “abbandonato” nel 2007 per Huacho. La gioia di vedere  bambini crescere, chierichetti attorno all’altare, miei coetanei in forma e la gentile accoglienza di don Adriano. Con loro la prima torta colorata! Quante ne mangerò?

Parrocchia di Seveso Altopiano

·   La terza  prova è a Sedriano, il paese che mi ha adottato ad ogni vacanza missionaria. Qui si nota che lo sguardo dei fedeli va direttamente verso il Signore, di cui il sacerdote è mediatore privilegiato. Grazie.

Parrocchia di Sedriano

·         La quarta  prova è a Casatenovo nella sempre stupenda chiesa del 29 giugno 1964 con la mia Prima Messa. Velocemente in me ripercorro mille momenti della mia vita intrecciata con la fede e i valori di questi fedeli, con i sacerdoti che mi hanno accompagnato. Sento l’emozione e l’eterna giovinezza del sacerdozio come avevo detto in latino quel giorno lontano “ad Deum qui laetificat juventutem meam”. Il gruppo familiare é naturalmente rinnovato dopo 50 anni, ma tutti i discendenti hanno risposto gioiosamente all’appello sulla linea Udine, Milano, Fossano. La foto storica si rinnova sugli stessi gradini della Chiesa, con i piccoli Andrea e Arianna stretti a me. Nel tardo pomeriggio si fa fatica a staccarci, era bello stare insieme. Grazie.

 

·         Il pensiero già corre a Huacho quando, a conclusione della domenica 15 giugno, faccio un salto a visitare don Alberto Bruzzolo nella sua casa a Melzo. Sta soffrendo e lottando, sostenuto dalla fede e dalle mille attenzioni di mamma e papà. Coraggio, Alberto.

 

 

Casa di don Antonio

foto ricordo 1964

 

allegria in famiglia

 

momenti in famiglia

Messa solenne nella chiesa parrocchiale di Casatenovo 1964 - 2014

 

Il volo verso ‘casa’

Nei giorni finali la temperatura è salita a 37 gradi, troppo alta per me, meglio tornare a casa, al deserto e alla spiaggia  di Huacho che al massimo tocca i 27°.

L’emozione di tornare presto a casa mi fa dimenticare addirittura una valigia in aeroporto.

Ora sono qui contando i giorni che mi separano dalla Messa d’oro. Mi hanno preparato un programma, sarà domenica 29 giugno alle 18 nella Cattedrale. Tutti invitati.

Grazie, Signore.

 

Don Antonio Colombo

Huacho, 20 giugno 2014

 

 

 

P.S.  Non posso dimenticare la gente semplice, quelle  bustine delle offerte  date  di nascosto  e la signora anziana che telefona per dirmi  di aver sentito una fitta al cuore perché non era riuscita a vedermi, era al mare con sua sorella.

 

la prima torta colorata

 

 

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